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Aristotele

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  ARISTOTELE La Metafisica è la "scienza prima" perché studia l'essere in quanto tale, cioè ciò che è comune a tutte le cose. La domanda centrale è: "Che cos'è l'essere?". Aristotele afferma che l'essere si dice in molti modi, ma tutti questi modi rimandano a un principio comune: la Sostanza. Per descrivere una cosa che esiste (un), Aristotele individua dieci Categorie. La categoria più importante è la Sostanza (che risponde alle domande "chi è?" o "cos'è?"). Le altre nove sono "accidenti" e descrivono aspetti come la qualità, la quantità, la relazione, il luogo, il tempo, ecc. Ad esempio, "Socrate" è la sostanza, mentre "è basso", "è ad Atene" o "è stanco" sono accidenti. Per spiegare il cambiamento (il divenire), Aristotele usa i concetti di potenza e atto. * Potenza: È la possibilità che la materia ha di assumere una nuova forma. Ad esempio, un seme è una pianta in potenza. ...

Platone

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​ PLATONE Per Platone, conoscere non è imparare cose nuove, ma ricordare. La nostra anima, prima di nascere, viveva nel mondo delle Idee perfette (Iperuranio). Alla nascita, dimentica tutto, ma le esperienze nel mondo reale ci aiutano a ricordare ciò che già sapevamo. Un esempio è lo schiavo nel dialogo "Menone" che risolve un problema di geometria senza averlo mai studiato, dimostrando che la conoscenza era già dentro di lui. Platone divide la realtà in due livelli: * Mondo delle Idee: Perfetto, eterno, immutabile. Si conosce con la Scienza (epistème), una conoscenza sicura e razionale. * Mondo delle cose materiali: Imperfetto, mutevole. Si conosce con l’Opinione (dòxa), una conoscenza incerta basata sui sensi. Il nulla non si può conoscere. A ogni tipo di realtà corrisponde un tipo di conoscenza. Nella "Repubblica", Platone divide il sapere in 4 livelli: * Immaginazione (eikasìa): ombre e immagini (livello più basso). * Credenza (pìstis): oggetti reali che vediamo...

Il mito di Theuth è la dialettica

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​ IL MITO DI THEUTH Nel Fedro, Platone racconta il mito di Theuth, inventore dell’alfabeto, che presenta la sua scoperta al re egiziano sostenendo che renderà gli uomini più sapienti e migliorerà la memoria. Il re però non è d’accordo: afferma che la scrittura non rafforza la memoria, ma provoca oblio, perché le persone si affideranno ai segni scritti invece di ricordare con la propria mente. Inoltre la scrittura dà solo l’apparenza della sapienza, perché permette di conoscere molte cose senza averle davvero comprese. Socrate paragona poi la scrittura alla pittura: le parole scritte sembrano vive ma, se interrogate, restano sempre uguali e non possono spiegarsi né difendersi. Uno scritto può arrivare a chiunque, anche a chi non è in grado di capirlo. Per Socrate l’unico discorso veramente valido è quello vivo, che nasce nell’anima di chi apprende e si sviluppa nel dialogo tra persone, perché può rispondere, difendersi e adattarsi a chi ascolta. LA DIALETTICA Nel Fedro, Socrate descrive...

La concezione della conoscenza

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  LA CONCEZIONE DELLA CONOSCENZA È possibile una conoscenza vera e fondata sulla ragione? Platone risponde collegando la teoria della conoscenza alla sua idea della realtà. Poiché esistono due livelli dell’essere, il mondo sensibile e il mondo delle idee, anche la conoscenza ha diversi livelli che corrispondono a questi due mondi. La conoscenza delle idee è spiegata con la dottrina della reminiscenza, presentata nel Menone. Secondo questo racconto, l’anima prima di nascere viveva nel mondo delle idee e le vedeva direttamente. Quando entra nel corpo, dimentica tutto, ma può ricordare attraverso l’anamnesi. Conoscere non significa imparare qualcosa di nuovo, ma ricordare ciò che l’anima ha già visto. L’esperienza sensibile non dà vera conoscenza, ma aiuta a risvegliare il ricordo. Nel Menone Platone mostra questa idea con l’esempio di uno schiavo che, guidato dalle domande di Socrate, riesce a risolvere un problema di geometria senza averlo mai studiato. Questo dimostrerebbe che la v...

Socrate

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​ SOCRATE Socrate, un filosofo greco, non ha lasciato scritti; la sua eredità è tramandata attraverso le conversazioni e i dibattiti che intratteneva con i suoi contemporanei. Le principali fonti di conoscenza sul suo pensiero provengono dalle opere dei suoi allievi e contemporanei, tra cui Platone, Senofonte, Aristofane e Aristotele. Nonostante la sua apparenza fisica non fosse considerata attraente, Socrate era rinomato per la sua forza morale, il coraggio e la coerenza. Il suo metodo di insegnamento si basava sul dialogo, articolato in due fasi: l'ironia, in cui fingeva ignoranza per stimolare gli interlocutori a riconoscere i limiti della propria conoscenza, e la maieutica, un processo volto ad aiutare le persone a "partorire" la verità da sé, proprio come una levatrice assiste nel parto. Socrate non forniva risposte preconfezionate, ma guidava gli altri attraverso domande mirate, incoraggiandoli a riflettere e a scoprire la verità autonomamente. Credeva fermamente ne...

Gorgia

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GORGIA Gorgia porta alle estreme conseguenze il relativismo sofistico, sostenendo una netta frattura tra realtà e linguaggio. Se su una stessa azione possono esistere giudizi opposti, allora il linguaggio non rispecchia più l’essere, ma offre solo interpretazioni diverse dei fatti. A differenza di Parmenide, per cui linguaggio ed essere coincidevano, Gorgia afferma che tra parole e cose esiste una separazione insanabile. Secondo il sofista, non esiste una verità oggettiva: l’essere non esiste; se anche esistesse, non sarebbe conoscibile dall’uomo; se fosse conoscibile, non potrebbe comunque essere comunicato, perché la parola è diversa dalla realtà. Da ciò deriva uno scetticismo metafisico radicale: l’uomo non possiede strumenti adeguati per conoscere e comunicare la verità. Di conseguenza, il valore dei discorsi non dipende dalla verità, ma dalla loro forza persuasiva. Il linguaggio, pur non rappresentando la realtà, ha il potere di affascinare, convincere e dominare gli animi. È ...

Protagora

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  PROTAGORA Protagora è il più importante e originale tra i sofisti. È celebre per l’affermazione: «L’uomo è misura di tutte le  cose », con cui sostiene che l’uomo è il criterio di giudizio della realtà.  Questa tesi può essere interpretata in tre modi complementari:  l’uomo come individuo: la realtà appare diversa a seconda del punto di vista personale; l’uomo come genere umano: il modo di conoscere dipende dalla struttura mentale propria degli esseri umani; l’uomo come popolo o civiltà: i valori e i giudizi variano in base alle tradizioni e ai costumi delle comunità. Da ciò deriva il relativismo protagoreo: non esiste una verità assoluta valida per tutti, ma verità relative ai soggetti e ai contesti. Lo stesso vale per la morale, le leggi e la religione, che non sono universali ma frutto di convenzioni storiche e sociali. Tuttavia Protagora non è scettico: non nega la conoscenza, ma la riconduce sempre al contesto umano e culturale. Per questo la sua ...