Platone, arte e divina follia
PLATONE, ARTE E DIVINA FOLLIA
Platone, nella Repubblica, parla dell’arte mentre discute dell’educazione dei giovani che dovranno governare lo Stato. I giovani devono ricevere sia educazione fisica sia formazione morale. Le arti, come musica, poesia, danza e teatro, possono avere un valore educativo perché aiutano a sviluppare lo spirito e l’amore per le virtù della città.
Platone ha un giudizio in gran parte negativo sull’arte. Secondo lui l’arte agisce soprattutto sulla parte irrazionale dell’animo umano: affascina, emoziona e confonde, ma proprio per questo può portare all’errore. Le opere artistiche spesso mostrano esempi immorali e passioni eccessive che possono influenzare negativamente i giovani. Anche i poemi di Omero vengono criticati perché rappresentano gli dei con difetti e vizi umani.
Platone sostiene inoltre che l’arte è imitazione della realtà. Poiché la realtà sensibile è già una copia imperfetta delle idee perfette, l’arte diventa imitazione di un’imitazione, quindi è ancora più lontana dalla verità. Per questo l’arte non aiuta a conoscere il vero, ma mantiene l’uomo nel livello più basso della conoscenza, quello dell’immaginazione.
Un altro motivo di diffidenza è l’idea che il poeta crei grazie a una ispirazione divina, una sorta di “pazzia sacra”. In questo stato il poeta non usa la ragione ma è dominato dall’entusiasmo e dalle emozioni. Anche il pubblico viene coinvolto emotivamente e può essere trascinato dalle passioni.
Per Platone, quindi, l’arte è problematica perché:
- propone modelli di comportamento immorali;
- allontana dalla verità perché è imitazione di imitazione;
- nasce da un’ispirazione irrazionale che domina artista e pubblico.
Alla base di questa critica c’è l’idea che la ragione e la filosofia siano superiori all’arte. Per questo Platone pensa che l’educazione dei futuri cittadini e governanti debba basarsi sulla filosofia e non sulla poesia o sull’arte.
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