Parmenide e il pensiero dell’essere
PARMENIDE E IL PENSIERO DELL’ESSERE
La visione di Parmenide si oppone a quella di Eraclito: mentre quest’ultimo enfatizza il cambiamento e il divenire, Parmenide propone un mondo di unità e stabilità.Vissuto a Elea, Campania, in un ambiente aristocratico, scrisse il poema Sulla natura, di cui ci resta il proemio completo e frammenti sulle parti dedicate alla verità e all’opinione.Il poema è scritto in versi esametri, riflettendo l’uso della poesia come strumento filosofico, in continuità con la tradizione dei grandi poeti greci come Omero ed Esiodo. Parmenide vi esprime la sua aspirazione a una sapienza sacra, in parte in polemica con i saperi tecnici e l’influenza politica dei ceti democratici. Nel proemio, Parmenide immagina di essere trasportato da un carro trainato dalle Muse alle porte del Sole, dove una dea gli rivela la verità che dovrà comunicare al mondo. Nonostante la cornice religiosa, il contenuto del poema è filosofico e razionale, centrato sulla distinzione tra ciò che è vero e ciò che è illusorio.
Per Parmenide, solo l’essere esiste e può essere pensato, mentre il non essere non esiste e neppure può essere concepito. La mente e il linguaggio, infatti, possono riferirsi solo a ciò che è. Da questo principio nasce la sua affermazione fondamentale: “l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. L’essere, per Parmenide, è unico, eterno, immobile, perfetto e infinito. Non nasce né muore, non cambia e non si muove, perché ogni mutamento implicherebbe il passaggio dall’essere al non essere, che è impossibile. Questa visione si oppone radicalmente al divenire continuo teorizzato da Eraclito.Con Parmenide nasce l’ontologia, cioè lo studio dell’essere in quanto essere, fondato su un rigoroso ragionamento logico.Sul piano politico e culturale, la sua concezione riflette anche la mentalità aristocratica e conservatrice del suo tempo: l’esaltazione dell’essere stabile e immutabile può essere letta come una reazione al cambiamento sociale e all’ascesa delle classi democratiche. Tuttavia, al di là di queste influenze, il pensiero di Parmenide rappresenta un passo decisivo verso la filosofia razionale, basata su argomentazioni logiche e coerenti.
Parmenide costruisce il suo ragionamento sull’idea che dal nulla non può nascere nulla, poiché ciò che non è non può produrre l’essere. Di conseguenza, la realtà e il pensiero devono escludere totalmente il non essere, riconoscendo come unica via possibile quella che afferma: “l’essere è”. Per rendere coerente questa affermazione, Parmenide deduce logicamente gli attributi dell’essere, che non devono mai contraddirla:
Ingenerato e imperituro: l’essere non può né nascere né morire, perché ciò implicherebbe provenire o finire nel non essere, che è impossibile.
Eterno: non ha passato né futuro; vive solo in un presente eterno, poiché parlare di “era” o “sarà” significa ammettere che l’essere possa “non essere”.
Immutabile e immobile: il movimento e il cambiamento implicherebbero il passaggio da uno stato a un altro, da essere a non essere, che è contraddittorio.
Finito e perfetto: per i Greci, la perfezione coincide con la completezza. Parmenide descrive l’essere come una sfera omogenea, identica in ogni punto, simbolo della totalità chiusa e armoniosa.

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